Video: il primo giro in Papa Mobile


Extra Omnes

La Papa-Mobile

Prima dell’inizio della messa solenne, il nuovo Pontefice saluta la folla di fedeli dalla Papa Mobile: una jeep bianca senza vetro di protezione. (Guarda il servizio video)  anche su Reporter Nuovo

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Come lo spazio tra le note

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Pega's photography Blog

Mozart disse: “Non mi interessano tanto le note, quanto gli spazi tra di esse”.
Nella musica gli intervalli di silenzio che separano i suoni tra loro, sono forse ancor più importanti delle note stesse. Se non ci fossero non ci sarebbe alcuna musica ma solo un rumore indistinto.
In fotografia è lo stesso. I chiaroscuri e gli spazi che separano gli elementi, sono spesso la chiave dell’immagine, ciò che la rende leggibile e ne caratterizza l’armonia.
Possiamo ringraziare Amadeus per la sua definizione e… tenerla a mente quando scattiamo.

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Giotto e l’effetto Droste

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Pega's photography Blog

Giotto, Trittico Stefaneschi

Nel Polittico di Stefaneschi, del 1320, Giotto introdusse un piccolo dettaglio originale e creativo: la figura del committente dell’opera con in mano l’opera stessa, riprodotta in piccolo. Si tratta di uno dei più antichi esempi del cosiddetto effetto Droste, nome derivante dalla famosa marca di cacao, che nei primi del novecento iniziò a produrre confezioni raffiguranti un’infermiera con in mano una scatola ed una tazza di prodotto, riportanti a loro volta la stessa figura.
L’effetto Droste è in sintesi un’immagine che ricorre all’interno di se stessa, un’idea che dopo Giotto è stata sfruttata più volte da molti artisti nella storia, tra cui Escher.
Anche in fotografia esistono interessanti applicazioni dell’effetto Droste e specie con l’aiuto della postproduzione digitale è abbastanza facile ottenere effetti davvero carini, ne puoi trovare molti esempi in rete, uno per tutti il set su Flickr di Josh Sommers.

Credo che la cosa interessante non…

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Le olimpiadi “in crisi”

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Sulla scia di pronostici, calendari, problemi e inevitabili polemiche, non solo per il one minute for munich, cresce ovunque la febbre per venerdì 27 luglio 2012 e la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra, diretta dal Premio Oscar Danny Boyle.

Nel corollario di indiscrezioni sulla cerimonia, le poche certezze riguardano il costo di 27 milioni di sterline (circa 33 milioni di euro), la presenza della campagna inglese nello stadio con polli, cavalli, pecore e anche nuvole artificiali, ma soprattutto di James Bond “Al servizio segreto di Sua Maestà”.

Per l’esattezza si parla di Daniel Craig protagonista del corto “The Arrival”, girato nei giorni scorsi da Danny Boyle, per essere trasmesso in TV all’apertura dei giochi, dove Craig nei panni di Bond, si reca a Buckingham Palace per ricevere le istruzioni, per una missione, per lanciarsi poi con il paracadute sullo Stadio Olimpico di Stratford. A rendere la cosa stuzzicante oltre l’accesso alle stanze private della Regina, forse anche il cameo della stessa per fornire le istruzioni a 007.

Cioè, dico io, ma 33 milioni di euro? Ma stiamo scherzando? E poi vengono a parlarmi di crisi! Ma come si può parlare di crisi, quando si spendono questi soldi solo per la cerimonia di apertura, non oso immaginare cosa andranno a costare le olimpiadi in toto, mentre la gente muore di fame! Ma si può?

Secondo un protocollo codificato nella ‘Carta Olimpica’ (insieme di norme che codifica il funzionamento del Comitato Olimpico Internazionale e la celebrazione dei Giochi olimpici), la cerimonia di apertura segue questo programma:

  • sfilata dei partecipanti: per stato di appartenenza, gli stati sfilano in rigoroso ordine alfabetico seguendo il nome dello stato nella lingua nazionale, fa eccezione la Grecia che tradizionalmente è il primo stato a sfilare perché è la città in cui sono nate le olimpiadi e la squadra del paese ospitante che sfila per ultima;
  • dichiarazione di apertura: viene effettuata da parte del capo di stato del paese ospitante seguendo una formula codificata che nel caso dei giochi estivi recita:
    I declare open the Games of … (nome della città ospitante) celebrating the … (numero dell’edizione dei giochi)… Olympiad of the modern era.
    Nel caso dei giochi invernali la formula è invece la seguente:
    I declare open the … (numero dell’edizione dei giochi invernali) Olympic Winter Games of … (nome della città ospitante);
  • arrivo della torcia olimpica e accensione della fiamma: dell’arrivo della fiamma olimpica all’interno dello stadio principale dei giochi olimpici è responsabile il comitato organizzatore;
  • simbolica liberazione di alcuni colombi: l’introduzione ufficiale nel protocollo della cerimonia di apertura della liberazione di alcuni colombi, simbolo di pace, risale al 1920 e da allora è sempre avvenuta. Fino al 1988 i colombi venivano fatti librare in volo prima dell’accensione della fiamma olimpica ma il decesso di alcuni volatili incautamente posatisi sul braciere olimpico durante la cerimonia di apertura dei giochi di Seul ha fatto propendere per uno spostamento di questo punto del protocollo;
  • giuramento olimpico da parte di un atleta e da parte di un giudice di gara: pronunciato per la prima volta nel 1920 da un atleta belga, Victor Boin, (nuotatore, pallanotista e schermidore) il giuramento è molto simile a quello pronunciato dagli atleti dei giochi olimpici antichi. Il giuramento però viene pronunciato sulla bandiera olimpica e non più sulle interiora di animali sacrificati.
    Il giuramento da parte di un giudice di gara è stato introdotto nel 1972.
  • e dulcis in fundo…:

  • il programma artistico: l’inno nazionale del paese ospitante è seguito dal programma artistico solitamente tenuto segreto fino all’ultimo e nel quale il comitato organizzatore cerca di mescolare elementi di protocollo, riferimenti culturali e spettacolarità per festeggiare l’inizio dell’evento sportivo.
  • Ed è proprio ques’ultimo punto quello che fa lievitare le spese, in quanto ogni Paese ospitante, non può assolutamente sfigurare, per organizzazione artistica-folkloristica, davanti al Paese che ha ospitato i giochi precedentemente, e il prossimo ancora non potrà essere da meno, scatenando così un circolo vizioso che non avrà fine.

    Ora, capisco benissimo che siamo nell’era moderna, con tutta la tecnologia possibile e immaginabile, con tutto ciò che questo comporta, ma coi tempi che corrono, era proprio il caso di andare a spendere 33.000.000 (33 milioni) di euro solo per farsi belli, e poi quando tutto finisce e si cominciano a fare i conti con l’oste, si parla di crisi?

    A mio modesto avviso, un ritorno all’essenziale sarebbe più che opportuno!

    Ai posteri l’ardua sentenza!

    Impaginando con InDesign

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    Giovedì e Venerdì, full immersion in InDesign; 5 ore al giorno; erano anni che non toccavo quel programma, ma ogni volta che lo prendo in mano, trovo nuove funzioni e capisco sempre di più che è un ottimo programma professionale. 5 ore di full immersion al giorno, per 2 giorni, per creare l’impaginazione di un libro. L’ho fatto con enorme piacere, perché è il primo libro della mia grandissima amica-sorella Pamela Li Manni. che verrà pubblicato a giorni, mancano solo gli ultimi ritocchi.