RIFLESSIONE PERSONALE


(un po’ lunga, ma penso ne valga la pena arrivare fino alla fine) (premessa veloce: Il mio potrebbe sembrare un messaggio molto pessimista, ma chi mi conosce sa che sono tutto l’opposto; più che altro è una mia riflessione personale che mi sembra piuttosto realista, che molti potrebbero anche non condividere, ma è semplicemente una mia riflessione).

31 dicembre 2020, ore 20.30: cominciano ad arrivare i primi messaggi di auguri per il nuovo anno che sta arrivando:

  • “Buon anno nuovo! Che il prossimo anno porti con sè tanti doni e sia fecondo!”;
  • “Caro 2021, è il tu momento, porta gioia, salute e allegria e ogni cosa brutta porta via!”;
  • “Tanti auguri con la gioia che il nuovo anno porti gioia, prosperità, pace e serenità per tutti”;

31 dicembre 2020, ore 23.00: altri messaggi:

  • “Auguro a te e famiglia un anno ricco di serenità, rispetto, salute e produttività!”;
  • “Col nuovo anno ti auguro una casa ricca di gioia e un cuore pieno di amore e felicità!”;
  • “Auguri di un anno pieno di pace, di saggezza e di amore”.

E altri ne sono arrivati prima e dopo.

E potrei continuare quasi all’infinito!

Aspetta, ma il primo messaggio lo mandai io l’anno scorso a qualcuno e… pensandoci bene il terzo mi pare di averlo mandato 4 anni fa; ma com’è sta storia? E ripensandoci ancora meglio, sono tutti messaggi che bene o male almeno una volta ho mandato anche io; ma allora? Ma allora? Bhe, allora mi viene da riflettere. Ma perché ogni 31 dicembre e 1 gennaio mandiamo questi messaggi? Cosa è il 1 gennaio? Cosa si festeggia? Capodanno! Ma cos’è sto capodanno? Un giorno come tutti gli altri! Non ci credete? Bhe, basti pensare che è un giorno, il primo giorno, del calendario che altro non è che un sistema inventato dall’uomo per conteggiare il trascorrere del tempo. Noi usiamo il calendario gregoriano, ma nel mondo, ci sono Stati che utilizzano altri calendari, quali quello islamico, quello cinese, quello indiano, il buddhista, il persiano, l’ebraico e altri; e vi assicuro che il primo giorno dell’anno non cade per tutti il 1 gennaio. Ma la mia riflessione, non è tanto sul fatto di quando si festeggia, ma sul perché. A che serve festeggiare se il 31 dicembre di ogni anno facciamo le stesse cose? Mandiamo gli stessi messaggi ogni anno, tanto per cominciare, e rispondiamo sempre allo stesso modo: “Altrettanto a te e famiglia”; spariamo i botti per mandare a quel paese l’anno di merda appena finito e brindiamo al nuovo augurandoci che sia migliore del precedente (e il 1 gennaio siamo lì ad ascoltare il bollettino di guerra dei morti e feriti dai botti nella nottata); poi a distanza di 1-2 mesi succede qualcosa di inaspettato e anche il nuovo anno diventa un anno di merda e… la storia si ripete il 31 dicembre!

Ma tornando ai messaggini: ma ci crediamo veramente a quello che scriviamo e inviamo? Ma crediamo veramente di poter cambiare le sorti delle persone con un messaggino? Si augurano tutte queste belle cose, poi c’è chi ci crede veramente, non succede nulla e ne rimane deluso; perché in effetti negli anni è forse cambiato qualcosa in rispetto a ciò che si augura in quei messaggi? Pace nel mondo, serenità, salute, gioia, amore, soldi, successo e chi più ne ha più ne metta. Ma poi, in corso d’opera, cosa succede? Succede semplicemente che la vita continua a scorrere come tutti gli altri giorni, settimane, mesi, anni…

Come siamo prevedibili!

Come siamo tutti uguali!

Come siamo omologati!

Forse però qualcosa è cambiata, sì, vero, ma penso proprio in peggio. Parlo dell’umanità delle persone, che è andata a farsi friggere da tempo. L’attuale pandemia mondiale mi ha fatto riflettere su questo infatti:- “andrà tutto bene”,- “saremo tutti migliori”,- “dobbiamo aiutarci”,- “dobbiamo resistere e fare qualche sacrificio”,- “chiusi oggi per poterci riabbracciare domani”;

belli come slogan, già, se non fosse che siamo tutti pronti a creare assembramenti in qualunque momento e luogo, persone di ogni età, non demonizziamo solo i giovani che vanno nei bar, TUTTI indistintamente, chi nei centri commerciali per il black friday, chi semplicemente ai supermercati per fare la spesa per il cenone di capodanno; persone che non sappiamo rispettare due regole, perché nel frattempo siamo tutti diventati virologi e quindi: “me ne frego di quello che dicono in TV, me ne frego dei DPCM (l’avrò scritto giusto?), io faccio quello che voglio, non posso stare tutto il tempo chiuso/a in casa, tanto io sono sano/a, non sarò certo io a contagiare gli altri”! O i furbastri che si sono spostati da regione a regione prima del lockdown delle feste, poi magari sono asintomatici, vanno a trovare i cari nonni, zii, genitori, fratelli ecc ecc e a distanza di pochi giorni cominciano a stare male e si scoprono tutti positivi. Bravi!

Eh già, il più grande errore è proprio questo: non avere imparato nulla dai nostri errori, soprattutto in un periodo delicato come quello attuale.

Ma pandemia a parte, che è cosa “esclusiva” del 2020 e sicuramente di buona parte del 2021, gli altri anni passati e così sarà in quelli futuri a mio modesto parere, abbiamo assistito al graduale imbarbarimento e al decadimento culturale dell’uomo in una società che altro non fa che prendere da esempio (e anche qui parlo di persone di ogni età) coloro che vanno in programmi televisivi quali “grande fratello” o “amici” o altri della D’Urso o altri ancora che non conosco perché non seguo più quella TV spazzatura da tempo, ma che per sentito dire conosco. Programmi che fanno passare il messaggio che per andare avanti, per avere successo nella vita, basta l’apparenza, basta essere belli; poi puoi fare e dire quello che vuoi, tanto la società dello spettacolo ti accetta con questi requisiti, anche se tu sei un cafone o un maleducato. E tutti lì a guardare, senza una propria personalità, per imparare a scimmiottarli meglio.

Un esempio? Angela da Mondello, quella di “Non ce n’è coviddi”. Criticata da ogni parte perché diceva che il virus non esisteva, la D’Urso che manda la sua intervista, fa capire che è contro il messaggio che la signora manda… Poi dopo qualche mese la invita in studio (se non erro, o forse in collegamento), la Barbarella cambia atteggiamento, la signora apre o ha aperto un profilo su Instagram e in poche ore ha decine di migliaia di follower, magari tra di loro ci sono anche coloro che la criticavano e la signora, si è trasformata in poche ore, da fenomeno da baraccone a fenomeno di audience.

E i no-vax? Mi fanno ridere col loro “Non facciamo il vaccino, perché non sappiamo cosa c’è dentro, perché hanno intenzione di iniettarci un microchip 5G per controllarci”. Ah certo, perché hanno bisogno di iniettarci il microchip per controllarci, come se ognuno di noi già non acconsente ad essere controllato attraverso il proprio smartphone che invia tutti i nostri dati, tutto ciò che facciamo e la nostra posizione quotidianamente e in ogni momento.

Vorrei fare un altro esempio: la cosa che più mi ha lasciato basito in questo 2020 è stato ed è ancora, perché continua, questa: un bambino a cui hanno tolto il suo giocattolo preferito e non può più giocare e quindi urla e strilla perché rivuole indietro il suo giochino. Questo l’atteggiamento del presidente uscente Donald Trump nelle ultime elezioni in USA, e ha ancora intenzione di dare filo da torcere, come se nel mondo non ci fosse altro di molto più importante a cui pensare che della sua poltrona alla casa bianca. Cose che in politica si vedono anche in altri Stati, anche in Italia, anche più in piccolo, anche nel locale.

Cari amici, penso che siamo ancora in tempo, ma dobbiamo rimboccarci le maniche, perché nulla cade dal cielo; dobbiamo rimboccarci le maniche se vogliamo cambiare questo mondo che va sempre più verso lo sfacelo più totale, verso l’azzeramento morale delle nuove generazioni che stanno crescendo senza valori; non possiamo continuare solo a lamentarci di ogni cosa, anche del fatto che il presidente Conte continua a chiuderci in casa, perché siamo stati degli irresponsabili!

Cosa stiamo lasciando alle nuove generazioni? Come stiamo lasciando il mondo?

Perciò, quando a capodanno ci facciamo gli auguri, non auguriamoci tutte quelle cose se poi non siamo nemmeno capaci di cambiare la nostra vita personale; sono troppe cose, creano troppe aspettative e più aspettative hai su cose o persone, più vengono disattese con delle sonore delusioni; sono dei castelli in aria e sappiamo benissimo che fine fanno. Meglio prendere ciò che arriva e plasmarlo alla nostra esistenza. L’anno in sè è solo del tempo che scorre, non può regalarci quelle cose se non siamo noi a donarcele a vicenda senza chiuderci in noi stessi. Sta a noi dare un senso a quel tempo che scorre con le nostre scelte.

E quando un anno va male, piuttosto che “ammazzarlo di botti” il 31 dicembre e dire che è stato un anno di merda, ringraziamo, chi volete voi, ma ringraziamo di essere ancora su questa terra, ringraziamo che questa terra ci tiene ancora a sè, ci permettere di mangiare, di respirare, di vivere, di esserci ancora, di averci regalato ancora altri 365 giorni che ognuno di noi avrebbe dovuto vivere in pienezza, anche quando le cose vanno male, perché può succedere, ma sappiamo benissimo che è la vita che scorre inesorabilmente tutti i giorni, indistintamente se sia il 1 gennaio o il 25 aprile o il 20 agosto o qualunque altro giorno, perché sono tutti giorni del calendario, un sistema che serve solo a conteggiare lo scorrere del tempo!

Scrivimi quando arrivi a casa


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Poi sali in macchina e inizi a pensare, a tutti i vostri sorrisi di quella sera. Alle sue parole, a come siete stati bene insieme. E Scrivimi quando arrivi a casa ti fa sentire al sicuro, ti fa affrontare il viaggio facendoti provare un senso di protezione e allo stesso tempo di debolezza inaudito.

Scrivimi quando arrivi a casa è un sentimento. Quella frase rimane una delle più belle dichiarazioni d’amore di sempre. E poi sali le scale di casa e ogni due secondi continui a guardare sullo smartphone aspettando un suo messaggio.

Scrivimi quando arrivi a casa ti fa capire di quanto la persona con cui hai a che fare sia preoccupata per te e per il tuo ritorno, sia che tu debba farti 500 metri che 500 chilometri. È un po’ come quando ti svegli la mattina e la prima cosa che fai è sbloccare lo smartphone per vedere se ti ha scritto.

Scrivimi quando arrivi a casa è molto più di una semplice frase. Dentro c’è una vita, c’è una relazione, c’è chimica, c’è amore.

Per cui non rimaneteci male se il vostro partner non vi pronuncia le due paroline magiche “ti amo” così spesso come vorreste. Forse non è mancanza d’affetto o di coinvolgimento ma probabilmente non state cogliendo altre frasi.

Non deve essere necessariamente un “ti amo” per esserlo. Le persone parlano più con il cuore di quanto pensi. Le persone dicono quelle due parole in modi diversi, tipo “Allacciati la cintura”, “Copriti”, “Sono partito, aspettami”, “Lavo io i piatti”, e “Scrivimi quando arrivi a casa”.

Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II saranno canonizzati il prossimo 27 Aprile, Domenica della Divina Misericordia

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Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII

Questa mattina, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Terza, Papa Francesco ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Nel corso del Concistoro, il Pontefice ha decretato che Papa Roncalli e Papa Wojtyla siano iscritti nell’Albo dei Santi il 27 aprile 2014, Domenica II di Pasqua, della Divina Misericordia.

Fonte: http://www.news.va/it/news/giovanni-xxiii-e-giovanni-paolo-ii-saranno-canoniz

La Siria si prepara all’attacco degli Usa, possibili obiettivi le basi americane in Sicilia

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missiliA Damasco, in Siria, il regime di Assad si sta preparando per un attacco degli Stati Uniti contro la capitale. Nonostante un probabile ritardo in qualsiasi azione militare, il governo siriano sta sollecitando evacuazioni civili, ha spostato i soldati in appartamenti vuoti ed emesso nuove minacce di ritorsione. Il New York Times descrive così la situazione attuale nel paese.

Lunedì un alto funzionario siriano ha dichiarato che sia l’esercito siriano che il suo alleato Hezbollah, il gruppo sciita libanese, in caso di un’offensiva guidata dagli Usa avrebbero reagito attaccando le navi da guerra americane ora nel Mar Mediterraneo.

Riferendosi a Hezbollah come alla resistenza, Khaled Abboud, un membro del parlamento e confidente del presidente Bashar al-Assad, ha detto al Wall Street Journal: “La resistenza e le forze armate sono ormai nella mia valutazione un corpo solo, Hezbollah si schiererà con la Siria in alcune operazioni che hanno di mira le navi da guerra nel Mediterraneo”.

I preparativi del governo Assad sono continuati, nonostante la mossa dell presidente Barack Obama di chiedere al Congresso l’autorizzazione per attaccare, dopo che Washington ha affermato che Damasco ha ucciso più di 1.400 persone il mese scorso in un attacco chimico.

Il governo siriano ha messo in guardia i residenti invitandoli ad abbandonare le basi militari fuori Damasco, mentre le truppe hanno cominciato a posizionarsi per la prima volta nei quartieri residenziali della città che ospitano militari, impianti di sicurezza e uffici governativi.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, stazionano nel Mediterraneo con cinque cacciatorpedinieri armati con missili da crociera e una nave anfibia con diverse centinaia di marines a bordo, in preparazione per possibili attacchi sulla Siria.

Fanno paura anche all’Italia, intanto, le dichiarazioni rilasciate al Tg1 da Hisham Jaber, generale libanese in pensione: “Obama ha parlato di attacco rapido, ma questo dipenderà dalla reazione di Assad.” Riguardo alla possibile reazione del regime siriano, ha poi aggiunto: “Il conflitto potrebbe allargarsi alle basi americane”.

E la Sicilia si trova in prima linea, con le sue sedici basi Nato sparse nell’isola. Certo, un attacco sul continente potrebbe avere conseguenze enormi anche per la Siria. Ma se il Papa lancia un appello contro la guerra, “Mai più guerra. Violenza chiama violenza”, questo monito fa intuire che il rischio di un conflitto più ampio del previsto non è un’ipotesi improbabile. Obama avrà tanto da pensare prima di fare ogni piccola mossa.

Pubblicato Martedì, 03 Settembre 2013 10:02 su: http://www.resapubblica.it/it/politica/2850-la-siria-si-prepara-all-attacco-degli-usa,-possibili-obbiettivi-le-basi-americane-in-sicilia

Scritto da: Emanuele Vincenzo Amodeo

Jorge Mario Bergoglio è papa Francesco


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“Habemus Papam”: è il cardinale gesuita JORGE MARIO BERGOGLIO  76 anni, arcivescovo di Buenos Aires. Si chiamerà Francesco, come molti avevano sperato: perchè questo nome, che richiama il santo D’Assisi, è per tanti il simbolo del rinnovamento della Chiesa. “Do molta importanza alla scelta di questo nome ” ha commentato Padre Lombardi in conferenza stampa.

REPORTAGE E FOTOGALLERY Annunciato dal cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran, Bergoglio si affaccia alla loggia delle benedizioni. La folla esplode, saluta. L’emozione di Bergolio è evidente, nella voce esitante e nelle espressioni timide rese visibili ai più grazie ai maxischermi. La Piazza capisce: “Francesco! Francesco!!”

“Fratelli e sorelle, buonasera – dice il nuovo Pontefice – Sapete che il dovere del Conclave era dare un nuovo Papa. I fratelli Cardinali sono andati a prenderlo alla fine del mondo”. “Ah è un Papa simpatico” dice un ragazzo giovane, che per tutto il tempo tiene…

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A ruba l’edizione speciale dell’Osservatore Romano


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(Scarica qui il PDF dell’Edizione Speciale)

La quartad di copertina dell'edizione speciale

Sono passate da poco le 22.00 e Piazza San Pietro non è ancora vuota. E mentre alcuni turisti continuano a scattarsi foto ricordo, dietro il colonnato del Bernini le edicole con la saracinesca alzata solo per metà vengono prese d’assalto da chi vuole acquistare il numero speciale dell’Osservatore Romano.

E’ l’edizione delle 20.30 dedicata interamente al Nuovo Papa. E’ uscita immediatamente dopo l’annuncio dell’elezione del Pontefice, con in prima pagina la fotografia di Jorge Mario Bergoglio affacciato dalla loggia centrale della Basilica Vaticana.  All’interno un’ampia biografia del Papa insieme all’editoriale del direttore, e articoli e commenti sul ministero petrino.

“Habemus Papam Georgium Marium Bergoglio qui sibi nomen imposuit Franciscum” si legge a tutta pagina sopra la foto del nuovo Pontefice. Intorno, il fregio di Isabella Ducrot.

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Video: “Sono venuti a prendermi alla fine del mondo”


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(Guarda il video)

La fumata è bianca. Poi le campane di San Pietro suonano e passa circa un’ora prima che il nuovo Pontefice mostri il suo volto al mondo. Poi dopo l’annuncio di Tauran, Papa Francesco si affaccia alla loggia delle benedizioni e, con queste parole, conquistare da subito i cuori della gente: “Fratelli e sorelle, buonasera. Sapete che il dovere del Conclave era quello di dare un nuovo Papa. I fratelli Cardinali sono andati a prenderlo alla fine del mondo. Prima di tutto voglio fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto e poi, prima che il vescovo di Roma faccia la benedizione su di voi, in silenzio fate voi una preghiera e che la vostra benedizione scenda su di me”

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